Le scarpe nuove

Le scarpe nuove

Stamattina ho comprato un paio di scarpe comode per passeggiare. La notizia non è tra le più interessanti o sconvolgenti della giornata nazionale. Lo è per me.

In questo anno di pandemia non ho mai avuto interesse e voglia di acquistare nulla di nuovo, nessun capo dì vestiario .

Rientrando a casa avvertivo una piacevole sensazione, quella busta in mano mi ha fatto pensare. L’acquisto non era solo piacevole in se stesso, ma era un messaggio di speranza che mi davo da sola.

Si, proprio un paio di scarpe per iniziare. Forse comincio a intravedere la fine di questo incubo, forse potremo ricominciare la vita di prima.

Compressione sotto Mazzara

Un tempo si faceva tutto in casa. Una delle cose che mi piaceva tanto vedere preparare a mia madre e a mia zia e , in genere a tutte le persone che conoscevo, erano le conserve. Oggi pare siano tornate di moda e sempre più siti nel web propongono ricette deliziose di conserve preparate in casa. Ma la cosa che mi affascinava più di tutto era il grande contenitore, una specie di giara di terracotta smaltata, sovrastata da un tappo di legno molto spesso e da un pesante sasso.

Tale sasso, una volta svolta la sua funzione , veniva pulito, igienizzato e ritrovava così il suo antico splendore di sasso di mare con tutto il carico del rumoreggiare delle onde con cui aveva scambiato carezze e divergenze di opinione…

Le verdure sottoposte a tanta compressione venivano estratte quasi ridotte di un quinto del loro spessore e della loro bellezza originaria, perdendo così fascino e colore. Era un trattamento necessario. Le sapienti mani le avrebbero trasformate in leccornie.

Ecco tutto questo avviene oggi anche alla nostra lingua italiana meravigliosa: è stata sottoposta a questa specie di Mazzara, questo era il nome del sasso gigante.

È stata letteralmente compressa, sotto la pesante esigenza del web di essere compresa da tutti in modo rapido e soprattutto ad essere facilmente tradotte. Ne viene fuori un agglomerato di termini che molte volte sono cacofonici, sgradevoli.

Aperturisti:

coloro che vogliono che gli esercizi commerciali riaprano durante la pandemia

È stato attenzionato.

Orribile solo sentirsi: è stato fatto oggetto di attenzione

Ci messaggiamo

E qui l’equivoco potrebbe essere plateale… Sarebbe a dire in realtà: “ci sentiamo per messaggio….“

Ma tanto è e bisogna quantomeno sforzarsi di accettare questi nuovi termini. Ieri , scrivendo una nota su Facebook, ho usato il termine aperturista , che mi sta tra il turista e il cavatappi… Solo per arrivare prima al Concetto. Mi sono pentita amaramente e , lo ammetto, mi sono sentita come se avessi commesso quasi un reato, stanotte ho dormito molto male…ho pensato di tradire la purezza linguistica che tanto amo e cerco di trasmettere ai miei nipotini, nativi informatici!

Gli studenti imparano sempre meno parole presenti nel vocabolario e soprattutto imparano a usare sempre meno i verbi, gli avverbi e tutta quanta la grammatica.

La nostra lingua ne esce impoverita e musicalmente cacofonica, sta perdendo il suo colore proprio come i peperoni messi sotto la Mazzara, che da verde brillante ne uscivano gialli.

La solitudine

La solitudine

Tanto il tempo per meditare in questi giorni di Lockdown, in questo anno sbilenco.

Proprio tanto.

Fa riflettere la parola solitudine, fa riflettere a lungo

Solo era Francesco sul sagrato di San Pietro il venerdì Santo. Solo all’apparenza: nel mondo milioni si univano alle sue preghiere.

Solo era l’anziano nella sua abitazione senza conforto di presenza, ma la sua mente era affollata di ricordi e di presenza non fisica e temporale, ma sparsa un po’ ovunque: figli, parenti, amici in altri luoghi.

Solo è stato chi pure in mezzo a tante persone si è sentito solo nell’anima e nel cuore.

Forse la solitudine è questa: sentirsi soli anche quando si è in compagnia.

Non siamo mai soli quando il nostro cuore è affollato delle bellezze della vita e la nostra mente è colma dell’affetto che abbiamo donato e che riusciamo ancora ad elargire.

Non sentiamoci soli e non diciamo di essere soli se siamo costretti a stare da soli, da soli ‘soli’ o con un compagno o una compagna. Facciamo in modo che nel cuore e nella mente ritorni tutto il bello della vita e se dovesse affacciarsi la brutta solitudine usciamo,sicuramente troveremo qualcuno che davvero è solo e che ha bisogno di noi.

Natale

In genere, la vigilia di Natale nella mia casa c’è un gran fermento. Si uniscono cuore e tradizioni. Tutta la mia famiglia e tutta la famiglia di mio marito, dai fratelli ai nipoti vengono a festeggiare qui, dove il presepe unisce tutti perché fa tornare tutti bambini, i piccoli fantasticano e immaginano di percorrere strade, paesi, di avventurarsi per mare. I grandi rivivono le loro fantasie da bambini. E attorno a questo grande presepe ci riuniamo per il nostro canto di Natale e deporre il Bambinello nella capanna. È una tradizione, che si ripete da quasi cinquant’anni. Nelle mie mani lavorano le mani di mia madre, di mia nonna e nel mio cuore passa il filo dell’affetto che lega tutti. Questo è un Natale diverso, una sola delle mie figlie vicino a noi e la sua famigliola. Una figlia e la sua famigliola lontana. Questo per Lorenzo sarà il primo Natale senza i nonni, gli zii e la cuginetta, e tutta la famiglia estesa. Ma dobbiamo ringraziare sempre il cielo perché , in fondo, stiamo bene, e dobbiamo tenere duro ancora fino a quando questa pandemia non finirà, rispettando le regole.

Dobbiamo nutrire un altro rispetto, oltre alle regole: troppe vittime, un Natale sobrio è d’obbligo perché tante famiglie versano nel dolore per la perdita dei loro cari.

Preparare le delizie della nostra cucina tradizionale rende più sopportabile l’atmosfera pesante, ma sarebbe bello che non ci fossero fuochi d’artificio proprio per il grande rispetto che dobbiamo avere…e anche questo è solidarietà

La Vigilia di Natale

…Mattia indosso e pesante cappotto nero e si diresse verso la marina… Riva al mare sono lo svitato davanti un furgone spostava i sassi con un bastone. Mentre il cane e il suo cane andava ramingo. In fondo tanta gente animava l’arrivo dei barconi da pesca.

“ Come mai c’è tanta gente stamane alla marina“ chiese Mattia allo Svitato.

“E a Vigilia ‘e Natale, non vu ricordati?“

… brano tratto da: “uno strano caso di morte a porta di mare“ romanzo, Maria Luisa Caputo