Umbria

C’è una terra nella nostra Terra. mistica e silente, verde come lo smeraldo, dove come una musica l’acqua sgorga in cascate d’acque che paiono benedette: l’Umbria. Una terra che suscita emozioni profonde nei lapislazzuli stellati delle vele incrociate della basilica francescana minore, terra capace di rapirti in estasi alla visione della umile Porziuncola. E nel Transito, su quella nuda terra dove Francesco fu accolto nelle braccia di Cristo, si fonde la fede con la speranza di tornare ‘poveri’, poveri di superbia, di illegalità, ricchi di giustizia e amore!

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23 Dicembre

23 dicembre

Il 23 dicembre di oggi non è il 23 dicembre della mia infanzia. Nel 23 dicembre di oggi tutti sembriamo impazziti, pieni di pacchi, nervosi e stressati dalla quotidianità e dal tempo straordinario del Natale. Sempre più spesso sento dire: “non vedo l’ora che finiscano queste feste“

Mi domando perché ci si affanni tanto per qualcosa che non vediamo l’ora che finisca. Il tempo di Natale dovrebbe essere un tempo di lietezza , serenità e preparazione a un dolcissimo evento, vuoi che sia la notte silente della nascita di Gesù tra cori di angeli e stelle lucenti, vuoi che sia un raduno familiare piuttosto animistico…

Oggi si corre, nel tempo di Natale si corre ancora di più, il 23 dicembre mi sembra di stare in un formicaio. Non si può mettere piede in un centro commerciale, in un supermercato, in un mercato. Non stendo la mia immaginazione alle vie dello shopping delle grandi città. Oggi gli auguri di Natale e del nuovo anno si cominciano a dare già il 1 dicembre perché poi non c’è più tempo… E nel frattempo siamo arrivati già al nuovo Natale sempre correndo, siamo arrivati alla fine dell’anno successivo sempre correndo e inseguendo sogni di vacanze esotiche o campi innevati per sciare.

Il 23 dicembre della mia infanzia era tutto un altro discorso. Mia madre, che giorno 24 sarebbe diventata paonazza dalla fatica in cucina, trovava il tempo di porgere i suoi auguri di buon onomastico a una vecchia zia, che in fondo zia non era. Trovava il tempo di preparare delle ciambelle fritte, estremamente deliziose e profumate, da distribuire alle vicine più amiche ma anche a qualche famiglia che non aveva proprio la possibilità di preparare le ciambelle.

Un tempo il tempo si trovava per queste cose. Per me era una gioia grande, perché sapevo che quei giri erano fantastici, era bellissimo fare questi gesti. Mi scendeva nel cuore una sorta di musica angelica, perché tutto era permeato da qualcosa di bello, di buono. Ero troppo piccola per comprendere l’importanza di questi gesti di cui a me rimaneva solo quest’aria e questa musica. Non c’era la corsa ai regali, che erano riservati solo ai piccoli e tra l’altro pure pochi perché poi la vera caricata arrivava con la befana, agli adulti erano riservati regali molto semplici. A me è rimasto tutto questo nel cuore . Il mese di dicembre, la settimana che si avvicina al Natale vorrei che continuasse sempre come allora, qualche anno ci sono riuscita a mantenere la calma di un tempo antico, quest’anno un po’ di eventi straordinari me lo hanno impedito, ma in questi ultimi tre giorni che anticipano la vigilia voglio recuperare tutta la calma di un mese! ed è un augurio che do a tutti!

L’estate

L’estate era per me fonte di massima creatività.

Dormire lasciando aperte le finestre con i tendaggi schiusi che lasciavano filtrare suoni, passi, musica lontana. Grilli e cicale, notte inquiete trascorse a scrivere amate pagine di romanzi e poesie.

Erano notti che inducevano il sonno all’alba e che predisponevano a giornate al mare o alla quotidianità. Erano giornate in cui non si escludevano pietanze elaborate! Quanto mi piaceva l’idea della parmigiana con le dolci e polpose melanzane di stagione, delle pentolacce di peperoni e patate, ma anche la semplicità dei pomodori in insalata col basilico odoroso delle mie piante! E quanti dipinti in terrazza!

Questa non è un’estate italiana, questa non ci appartiene. Perse le notti a scrivere, persi i giorni a dipingere, perse anche nel vapore dell’afa le gioie dei bagni al mare, persi i piatti estivi… C’è un’aria pesante che include l’afosa solitudine dello stare tappati, come antiche conserve in salamoia, nelle proprie case al freddo dell’aria condizionata.

“Così riesco a sopravvivere a questo caldo “ ci diciamo l’un l’altro e sono trascorsi già due terribili mesi . Non so di chi sia la colpa di tutto ciò, nella nostra arroganza ci attribuiamo anche questo potere . Non so se siamo ignari protagonisti o misere comparse del passaggio a una nuova era geologica, Fatto sta che ho nostalgia delle notti in cui le cicale e i grilli mi cantavano una nenia, delle notti delle chiacchiere stanche, delle notti trascorse a raccattare stelle cadenti e non .

Nostalgia degli gnocchi di mia madre e delle sue gote paonazze dopo aver preparato peperoni e melanzane ripieni, nostalgie di tutte le giornate calde trascorse nella consapevolezza che saremmo stati in acqua anche 10 ore senza temere il coccolone!

Non avrei mai immaginato di provare nostalgia dell’Estate!