Alysea

Alysea

 

Di te si curava il vento

 

Spirava leggero Aliseo

fra le macerie e la polvere

frusciando alle tue orecchie di bimba

teneri rumori di vita

 

Di te si curava il vento

 

I tuoi vagiti

nel silenzio spettrale

della morte e del dolore

Ti ho sollevata dalla polvere

 

Aliseo ti accarezzava dolcemente

con un lembo

della mia veste

 

Di noi si curava il vento

 

Spirava leggero Aliseo

e giocando

intesseva i nostri capelli

 

Ho sussurrato il tuo nome

Alisea

 

Sei ora Alysea,

la mia piccola Alysea

Un giorno ti insegnerò a scrivere

Prenderò la tua manina nella mia

e solcando il mare placido

del foglio bianco

scriveremo la prima parola:

 

Libertà

 

Gli Alisei sono venti vitali, costanti.

Con i loro respiri leggeri portano lontano semi di vita, aneliti di desiderose messi,

di piogge rinvigorenti e catartiche.

Questa lirica  è dedicata a tutti i bimbi rimasti orfani nelle guerre.

 Vuole essere un inno alla speranza,  un Vento vitale,

perché gli orfani possano trovare il calore di una famiglia,

perché non ci siano più vittime innocenti,

perché  non ci siano più innocenti privati della loro innocenza.

Lirica composta in Roma addì 25 Novembre 1995

 

 

 

 

 

 

XX Premio Letterario Internazionale “ULIVO d’ ORO” L.I.D.H. (O.C.ONU) Italia

con tema la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO

Cerimonia di Premiazione Sabato 5 ottobre 2002 ore 15

Sala delle Conferenze della Galleria d’Arte Moderna  C.so Galileo Ferraris 30

Torino

I premio Valentina D’Arrigo Den Haag, Cerimonia Music Salle de l’EPO

II premio Vita nasce da Vita, Foligno cerimonia Teatro San Carlo 2003….e tanti altri ancora…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Strade per la libertà

Strade per la libertà

 

Su questi lunghi nastri grigi

dove pensieri e parole si srotolano

come matasse

hai percorso come rivoli d’acqua

in un giorno di pioggia

la tua vita

 

Hai percorso i lunghi nastri grigi

imperlati di sudore

mentre le suole delle scarpe

crepitavano come pellicola d’uovo

e la fatica al sole accecante

grigliava la mente

 

Hai percorso sentieri scoscesi

Hai raggiunto cime innevate

Ti sei calato negli abissi marini

Sei sceso nel ventre della terra

dove nero carbone ha attentato

più volte alla tua vita

 

Arduo resta solo il sentiero del pregiudizio

Cieco il vicolo dell’intolleranza

 

Roma 21 gennaio 2009 h 16 e 35

           © Maria Luisa Caputo

A proposito di fake news

Mi chiedo se sia possibile alle Umane capacità di accogliere e trattenere la Verità. Forse è solo appannaggio delle Entità sopranaturali e come tale non ponderabile. Sarebbe tanto difficile ritenerla? Le Stelle, i pianeti sono là nel Cosmo, brillano di luce vera o trasportata o riflessa, gli astrofici lo hanno assodato, così come il giorno è il regno del sole. Così non è nelle umane vicende, dove la tangibilità degli eventi si trasforma in affannosa ricerca del ‘non esistente’ a suffragio  di tesi accampate in un’aria sempre più irrespirabile, dove ognuno tende al ‘suo’ senza pensare che quel ‘suo’ è un po’ di tutti!

Verità

 

La verità è un’idea così pare

Pare per come appare a chi la propugna

Dall’alto della cima di un monte

tutto mi appare minuto e senza senso

Chi mi vede dal piano,

ammesso che mi veda,

mi trova scriteriato e senza senso.

Se il vento porta alle mie orecchie

le voci della valle porta suoni promiscui

E solo odo la musica sola della natura.

L’armonia non mi fa distinguere

le voci bianche dei bianchi dagli occhi bovini

le voci gialle dei gialli senza occhi bovini

le voci rossastre dei meticci che fischiano nelle loro parole.

E nelle parole ci sono le musiche che inventa l’uomo

e quelle che inventano gli uccelli e gli insetti

C’è la fuga degli insetti prede degli uccelli

Ci sono i lamenti sommessi degli uomini insetti

che uomini uccelli affamati di rabbia e potere

vorrebbero quali prede umili e riconoscenti

per essere finite nel nido dei loro piccoli

ancora più affamati degli stessi genitori

Prede umili e riconoscenti per essere diventate utili

ai loro superflui bisogni.

Possibile che dall’alto della cima di un monte

nell’indistinto suono io distingua questo?

 

E’ la mia verità

appannata e distorta dalla verità dei predatori

 

Non giungono a sufficienza voci diverse

che scampino gli insetti dai rapaci

Le voci diverse sono tutte con me

alle mie spalle a guardare la valle come fantasmi

E come insensibili dei siamo accecati

dalla nostra stessa luce

dal buonsenso della nostra rettitudine

dalla nostra onesta indifferenza

che ci hanno plasmato con innocente assassinio.

E  questa è la cruda verità

(Maria Luisa Caputo)

Concludo con un tratto colto da Gotthold Ephraim Lessing, Eine Duplik,1778, grata ad Anna Maria Curciper averlo citato nel suo blog anni fa:

“Se Dio tenesse nella sua destra tutta la verità e nella sua sinistra il solo tendere verso la verità con la condizione di errare eternamente smarrito e mi dicesse: -Scegli -, io mi precipiterei con umiltà alla sua sinistra e direi: Padre, ho scelto; la pura verità è soltanto per te”
(da: Gotthold Ephraim Lessing, Eine Duplik,1778).

 

Primo Maggio

Primo Maggio

 

Oggi abbiamo girato il calendario, un altro mese finisce in questo 2019 tanto impegnativo dal punto di vista economico per la stragrande maggioranza delle famiglie.

Domani si sarà in Maggio: un mese che sa di viole, di rose, di fragole e di grilli, di ciliegie, di azzurri cieli ventosi sui papaveri rossi.

Un Mese che gioca d’anticipo sulle belle giornate d’estate, che porta l’aria del mare.

Mi è sempre piaciuta questa Festa, fin da piccina.

C’era un’aria solenne, sentivo che era una Festa diversa. Non c’erano le luminarie della festa del Patrono, non ci si riuniva con tanti parenti per grandi pranzi.

No.

Aleggiava un’ aria festiva ‘seria’ e ‘sobria’, come di un qualcosa che bisognava festeggiare, ma anche custodire, mantenere gelosamente e non per tradizione.

Non si andava a messa e questo mi stupiva. Ero molto piccola quando questo accadeva e non andavo ancora a scuola. Chiedevo a mia madre e a mio padre il perché di un giorno celebrato

tanto solennemente in piazza e non in chiesa. Le spiegazioni adatte alla mia età non erano così ‘adatte’  da farmi sfuggire che quello era un giorno molto importante in cui Patria, Religione, compleanni e onomastici erano fuori, un giorno solenne e diverso. Ed era anche un giorno in cui la valle, antistante al mare che si intravvedeva da casa mia, si colorava del rosso dei flessuosi papaveri: uno spettacolo.

Pranzo ‘celebrativo’ in famiglia  e al pomeriggio in piazza, dove su un palco  si alternavano uomini in maniche di camicia che parlavano, parlavano, interrotti solo da lunghi applausi.

Io, sulle spalle di mio padre, mi divertivo osservando dall’alto i cappellini delle signore, i ricci delle ragazze, la brillantina dei giovanotti, le coppe di gelato servite ai tavoli nei bar d’angolo nella piazza. Bandiere rosse e bandiere della Patria. Ho chiesto a mio padre ‘perché’ quelle bandiere fossero ‘solo rosse’ e la risposta fu corta: “Sono il simbolo del Lavoro”.

Mi persi in una foresta di strani interrogativi, fitti come mangrovie, che avrebbero dovuto unire lavoro e festa. Le mie risposte tardavano e mio padre era assorto a seguire i discorsi del palco ed io inseguii ancora una volta la vaniglia, a quel tempo molto interessante….

Erano serate dolci e miti e nell’aria tiepida tutte le fragranze dei fiori, della vaniglia, dei profumi delle signore si fondevano in un unico profumo: il profumo della festa del lavoro.

Sono passati tanti ‘Primo maggio’, mio padre non c’è più. Ho sempre solennizzato questa importante giornata: pranzo importante con la sola mia famiglia e quello che mi è sempre piaciuto  è il silenzio nel quartiere. Tutte le finestre aperte, le persone in casa e in genere la giornata è stata quasi sempre ventosa, di un vento che avvicina le voci e i suoni, un vento caldo che asciuga i petali delle rose, appena sbocciate, sul mio terrazzo,  che scompiglia i capelli ma non le certezze.

Silenzio, poche auto in giro, pochi mezzi pubblici, negozi e centri commerciali chiusi.

Ho il privilegio di vivere a Roma e, com’è noto,  alle 15 parte il grande concerto in Piazza San Giovanni. Sembra quasi che le note del concertone arrivino su onde emotive fin nel mio verde quartiere. Non andiamo in Piazza San Giovanni: è bene lasciare il posto a chi viene da fuori e ai Giovani, che di questa festa sono destinatari e tesorieri.

Almeno questo accadeva fin a qualche anno fa. Molte cose sono cambiate, non c’è più tanto silenzio, mezzi privati e pubblici quasi transitano come in un giorno feriale e come formiche si infilano nel parcheggio del centro commerciale.

E le bandiere rosse? Non è tanto la dissolvenza del simbolo a preoccuparmi, quanto la dissolvenza dell’essenza di cui erano simbolo: il LAVORO.

La fragranza mista di vaniglia, profumi  e fiori è diventata un olezzo che sa di stantio, di gente ingessata nell’abito elegante del profitto che stronca posti di lavoro e famiglie, di Politica lontana dai cittadini. Un primo maggio che sa  di ricatto perché chi lavora in un giorno che celebra il Lavoro è  ricattato.

Domani spero che si levi di nuovo il vento che asciuga i petali delle mie rose e che porti il profumo del vero Primo Maggio nelle menti di tutti a partire dai governi e da chi ha perso il Lavoro, per finire a chi lo cerca e chi ce l’ha, perché il Lavoro rende liberi e fa crescere il Paese.

Il Lavoro è il cielo azzurro in cui si muovono come papaveri le idee, i sogni, le speranze dei giovani.

Ovunque.

maria luisa caputo Maggio tecniche miste su tela 100 x 70 cm 2010.jpg

(“Primo Maggio” è un racconto tratto da “Le Facce e le Piazze” di Maria Luisa Caputo ©2012)

 

(il dipinto: “Maggio© di Maria Luisa Caputo , tcn miste su tela 120 x 100 x 2 cm è in esposizione permanente presso il reparto U.O.C. di Neuropsichiatria Infantile, Policlinico Umberto I, Roma )

 

 

 

Letture sotto l’ombrellone

la versione cartacea

Si, una nuova pubblicazione:

Le Facce e le Piazze,

da oggi nella grande libreria di Amazon, ma le sorprese non finiscono qui, la versione ebook, disponibile da ieri, sarà gratis da domani e per 5 giorni!

La copertina? Un sogno di…Piazza! Piazza San Marco, come compare in sogno a Marco Polo in un mio…sogno! Una notte, anni fa, ho sognato che Marco Polo sognava la sua Venezia e gli appariva così, immersa tra i fiori dei ghebi all’alba!

“San Marco tra i ghebbi all’alba. Il sogno di Marco Polo” maria luisa caputo, tcn miste su tela.

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Le sorprese non finiscono…non solo racconti nel romanzo…

Una donna di carta

‘Una donna di carta’ è il titolo del mio ultimo romanzo, in ordine di pubblicazione, ma non di stesura. Pare abbia vissuto una storia travagliata come la sua protagonista. Scritto 20 anni fa e poi perso in due successivi crack di pc- Recuperato solo attraverso qualche frammento di file, ma sopratutto grazie al supporto cartaceo. Un lungo lavoro di recupero, fino all’intera trascrizione da amanuense sul mio magico Mac. Si, una vita travagliata e di recupero si se stesso e dei suoi personaggi, proprio come il lavoro di recupero della vita di Martina, la protagonista .

Una vita, la sua, vissuta negli ospedali da campo dei medici di frontiera, senza agi e comodità. Martina si immerge nel dolore altrui per alleviarlo e rendere meno pesante la rinuncia all’amore grande della sua vita, il suo bambino, a cui era stata costretta da obblighi familiari. La sua missione le fa percorrere i cammini aspri dei tempi della dittatura argentina, dei conflitti in Afganistan, fin a quando decide di stabilirsi in una regione povera della Turchia e dove pare trovare l’equilibrio e l’affetto. La morte del padre scuoterà profondamente l’apparente equilibrio e riporterà i suoi passi sui luoghi natii, nel calore della sua casa natale e la costringerà a confrontarsi con l’uomo che l’ha resa infelice. Una storia emozionante e profonda che tratta temi forti sui delicati legami, spesso conflittuali, tra madre e figlio e i difficili rapporti di coppia. La protagonista è una donna con sentimenti di purezza adamantina, una donna coraggiosa e fragile che ha sempre considerato l’ignoranza come unico nemico da combattere.

Se ne volete sapere di più potete leggerlo in formato ebook o cartaceo. E’ disponibile nella grande libreria di Amazon.nonni

Come copertina ho scelto una foto dei miei nonni, anche se il romanzo non è ambientato nei primi del 900, nel tempo del ritratto dei due bellissimi fidanzati. Scelta caduta sulla dolcissima espressione della mia nonna materna, fragile di salute ma forte come una roccia tale e quale Martina.

link al romanzo

 

Il giorno di Natale

Il giorno di Natale

 

I giorni trascorrono con la stessa cadenza, secondo dopo secondo, nuvola dopo nuvola, raggio di sole dopo raggio, ragnatele di stelle su ragnatele di stelle. Ci sono dei giorni che dovrebbero trascorrere con maggior lentezza e i raggi del sole dovrebbero illuminare più a lungo le finestre e le facce, le nuvole dissolversi come fumo invece di transitare e le ragnatele di stelle dovrebbero trasformarsi in polvere lucente che fa brillare le mani e gli occhi. Uno di questi giorni magici potrebbe essere Natale. Nel giorno di Natale scompare il tempo e tutto si ferma negli occhi dei bimbi e nel cuore degli adulti che sanno rimanere bambini, almeno nell’intimo della mente. Si confondono presente e passato, tutti torniamo bambini con la mente di bambino e le tenerezze ricevute si affiancano a quelle che doniamo.

Magia del Natale.

Un giorno che dura un mese almeno da quando inizio i preparativi, specialmente quando si aspetta l’arrivo di grandi amori piccini. E i giorni passano nell’attesa di quella notte e quel giorno magico. Le mani diventano come la carta vetrata nel maneggiare colle, stucchi, licheni. Dal 23 le gote diventano rosse come quelle di Biancaneve per le lunghe soste davanti ai fornelli. Non so quale abilità si celi in noi ‘mamme forse d’altri tempi’ nel preparare tutte le delizie che più piacciono ai nostri nipotini e ai nostri figli. Non sento la fatica, per crollare c’è tempo, ma non è quello il tempo.

E profumo di fritto buono, casalingo non da take away…Profumo di fichi al forno ripieni d’arancia e noci, torrone croccante profumo che persiste in casa e nel cuore, fin da quando ero bambina. Certo tutte queste delizie fanno bella mostra nelle pasticcerie e nei supermercati, ma lasceranno solo zucchero che si appiccica ai denti e non profumo e ricordi!

A sera quando spengo i ceri saltellanti nei bicchierini colorati, quando la casa è cosparsa di giocattoli e carte da regalo, quando nell’aria c’è ancora profumo di cannella e arancia, mentre l’ultimo pastorello guarda ancora attonito la stella cometa nel presepe, allora penso che il giorno di Natale sia finito, ma so che non è così. Le dolcezze mi accompagneranno per giorni, mesi, fin quando non rimetterò mano a muschi, licheni, case, montagne, angeli e preparerò i biscotti per Babbo Natale..

Non è neanche finito il giorno che già sento la nostalgia di chi mi ha rapito il cuore e so che partirà.

Mi chiedo quanto sia grande un cuore di una donna diventata madre e nonna.

maria luisa caputo